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Adorazione perpetua dall’11 al 18 giugno. Il calendario

Scarica qui il calendario dell’ADORAZIONE PERPETUA o clicca sull’immagine

Sabato 11 apertura in Cattedrale alle ore 21 con catechesi sull’Eucarestia
Dalle ore 21 di sabato fino alle ore 9 di Domenica 12 adorazione in Cattedrale
 Parrocchie di Montepulciano
Domenica 12 dalle 9 alle 11 Parrocchia di San Paolo Converso a Celle sul Rigo
Domenica 12 dalle 11 alle 13 Parrocchia Maria Bambina a Montallese
Domenica 12 dalle 11 alle 14 Parrocchia SS.mo Nome di Maria Querce al Pino
Domenica 12 dalle 14 alle 18,30 Parrocchia San Lazzaro a Piazze
Domenica 12 dalle 18,30 alle 21 Parrocchia San Cristoforo Bettolle
Domenica 12 dalle 21 alle 24 Parrocchia Madonna delle Grazie Guazzino
Lunedì 13 dalle 00 alle 08 Monache Benedettine di Pienza
Lunedì 13 dalle 08 alle 13 Parrocchia Santa Maria della Pace a Chiusi Scalo
Lunedì 13 dalle 13 alle 15 Parrocchia San Pietro a Radicofani
Lunedì13 dalle 15 alle 19 Parrocchia Sacro Cuore Montepulciano Stazione
Lunedì 13 dalle 19 alle 21 Parrocchia di Montisi
Lunedì 13 dalle 21 alle 24 Parrocchie di San Giovanni d’Asso e Monterongriffoli
Martedì 14 dalle 00 alle 08 Parrocchie e convento di Sant’Antonio a Chianciano Terme
Martedì 14 dalle 08 alle 15 Parrocchia Ss.mo Salvatore Abbadia San Salvatore
Martedì 14 dalle 15 alle 17 Parrocchia Santa Croce Abbadia San Salvatore
Martedì 14 dalle 17 alle 24 Parrocchia S. Albino e Convento della Maddalena
Mercoledì 15 dalle 00 alle 08 Parrocchie di Sarteano
Mercoledì 15 dalle 08 alle 11 Parrocchia San Biagio a Scrofiano
Mercoledì 15 dalle 11 alle 15 Parrocchia San Michele a Cetona
Mercoledì 15 dalle 15 alle 18 Parrocchia S. Egidio a Gracciano
Mercoledì 15 dalle 18 alle 20 Parrocchia San Cristoforo a Monticchiello
Mercoledì 15 dalle 20 alle 24 Parrocchia Santi Vito e Modesto a Pienza
Giovedì 16 dalle 00 alle 08 Parrocchia di San Pietro ad Abbadia di Montepulciano
Giovedì 16 dalle 08 alle 10 Monache Benedettine di Pienza
Giovedì 16 dalle 10 alle 12 Piccole Sorelle di Chiusi
Giovedì 16 dalle 12 alle 15 Monache Benedettine di Pienza
Giovedì 16 dalle 15 alle 17 Parrocchia San Lorenzo a Valiano
Giovedì 16 dalle 17 alle 19 Parrocchia S. Vittorino e SS. Concezione Acquaviva
Giovedì 16 dalle 19 alle 24 parrocchie di S. Secondiano e S. Francesco a Chiusi Città
Venerdì 17 dalle 00 alle 7.30 Parrocchia San Pietro ad Mensulas Pieve di Sinalunga
Venerdì 17 dalle 7.30 alle 15 Parrocchia S. Martino a Sinalunga
Venerdì 17 dalle 15 alle 17 Parrocchia di Contignano
Venerdì 17 dalle 17 alle 19 Parrocchia di S. Maria Assunta a Palazzone
Venerdì 17 dalle 19 alle 21 Parrocchia San Cassiano a San Casciano Bagni
Venerdì 17 dalle 21 alle 24 Parrocchia San Leonardo a Montefollonico
Sabato 18 dalle 00 alle 04 Parrocchia Santi Costanzo e Martino a Torrita di Siena
Sabato 18 dalle 04 alle 08 Parrocchia Nostra Signora del Rosario a Torrita Stazione
Sabato 18 dalle 08 alle 10 Parrocchia di San Pietro a Trequanda
Sabato 18 dalle 10 alle 11 Parrocchia di S. Pietro a Petroio
Sabato 18 dalle 11 alle 13 Parrocchia di Santa Maria Assunta a Castelmuzio
Sabato 18 dalle 13 alle 17 Cappella dell’Episcopio a Montepulciano

 

Nomina del Vescovo Stefano

Il Santo Padre Francesco ha nominato in data odierna, giovedì 21 aprile 2022, S.E. mons. Stefano Manetti vescovo di Fiesole. Il vescovo Stefano rimarrà in diocesi almeno fino alla celebrazione del Congresso Eucaristico diocesano previsto dall’11 al 18 giugno. Ad annunciare la nomina da parte del Santo Padre è stato il vicario generale della nostra diocesi don Antonio Canestri, in Cattedrale alle ore dodici, dopo la preghiera del Regina Coeli guidata dal presidente del Capitolo della Cattedrale don Azelio Mariani. Ha quindi preso la parola mons. Manetti, il quale ha espresso gratitudine a Dio e a tutti i fedeli per gli otto anni da vescovo della diocesi. Ha anche comunicato che non è stata ancora decisa la data del trasferimento, la quale verrà comunque stabilita nei prossimi giorni di comune accordo col vescovo emerito di Fiesole mons. Mario Meini.

Clicca qui per vedere il video in streaming

https://www.facebook.com/montepulcianochiusipienza/videos/512353787206518

Ordinazione presbiterale di don Davide Campeggiani

Sabato 11 giugno 2022, alle ore 10,30, S.E. Mons. Stefano Manetti ordinerà presbitero don Davide Campeggiani nella Cattedrale di Santa Maria Assunta a Montepulciano.
La celebrazione sarà trasmessa in diretta televisiva su NTI canale 271 e in streaming sui social media della diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza

Don Davide presiederà solennemente la Santa Messa a Montepulciano
giovedì 16 giugno nel Santuario di Sant’Agnese alle ore 17.00
domenica 19 giugno nel Tempio di San Biagio alle ore 10.30
domenica 19 giugno nel Santuario di Santa Maria delle Grazie alle ore 21.00

 

a cura delle Piccole Sorelle di Charles De Foucauld

Un nuovo santo: Charles De Foucauld

Lunedì 30 maggio ore 21.00 nel Duomo di Chiusi, in occasione della prossima canonizzazione CHARLES DE FOUCAULD, le Piccole Sorelle di Chiusi hanno organizzato una serata di conoscenza sulla figura di questo nuovo Santo, in forma di video e testimonianza:
“CHARLES DE FOUCAULD, UNA SPIRITUALITÀ PER IL NOSTRO TEMPO”
La diocesi e la cittadinanza è invitata

Chiamati a edificare la famiglia umana

Messaggio del Santo Padre per la 59a Giornata Mondiale di Preghiera per le vocazioni

Cari fratelli e sorelle!

Mentre in questo nostro tempo soffiano ancora i venti gelidi della guerra e della sopraffazione e assistiamo spesso a fenomeni di polarizzazione, come Chiesa abbiamo avviato un processo sinodale: sentiamo l’urgenza di camminare insieme coltivando le dimensioni dell’ascolto, della partecipazione e della condivisione. Insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà vogliamo contribuire a edificare la famiglia umana, a guarirne le ferite e a proiettarla verso un futuro migliore. In questa prospettiva, per la 59a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, desidero riflettere con voi sull’ampio significato della “vocazione”, nel contesto di una Chiesa sinodale che si pone in ascolto di Dio e del mondo.

Chiamati a essere tutti protagonisti della missione

La sinodalità, il camminare insieme è una vocazione fondamentale per la Chiesa, e solo in questo orizzonte è possibile scoprire e valorizzare le diverse vocazioni, i carismi e i ministeri. Al tempo stesso, sappiamo che la Chiesa esiste per evangelizzare, uscendo da sé stessa e spargendo il seme del Vangelo nella storia. Pertanto, tale missione è possibile proprio mettendo in sinergia tutti gli ambiti pastorali e, prima ancora, coinvolgendo tutti i discepoli del Signore. Infatti, «in virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario (cfr Mt 28,19). Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 120). Bisogna guardarsi dalla mentalità che separa preti e laici, considerando protagonisti i primi ed esecutori i secondi, e portare avanti la missione cristiana come unico Popolo di Dio, laici e pastori insieme. Tutta la Chiesa è comunità evangelizzatrice.

Chiamati a essere custodi gli uni degli altri e del creato

La parola “vocazione” non va intesa in senso restrittivo, riferendola solo a coloro che seguono il Signore sulla via di una particolare consacrazione. Tutti siamo chiamati a partecipare della missione di Cristo di riunire l’umanità dispersa e di riconciliarla con Dio. Più in generale, ogni persona umana, prima ancora di vivere l’incontro con Cristo e abbracciare la fede cristiana, riceve con il dono della vita una chiamata fondamentale: ciascuno di noi è una creatura voluta e amata da Dio, per la quale Egli ha avuto un pensiero unico e speciale, e questa scintilla divina, che abita il cuore di ogni uomo e di ogni donna, siamo chiamati a svilupparla nel corso della nostra vita, contribuendo a far crescere un’umanità animata dall’amore e dall’accoglienza reciproca. Siamo chiamati a essere custodi gli uni degli altri, a costruire legami di concordia e di condivisione, a curare le ferite del creato perché non venga distrutta la sua bellezza. Insomma, a diventare un’unica famiglia nella meravigliosa casa comune del creato, nell’armonica varietà dei suoi elementi. In questo senso ampio, non solo i singoli, ma anche i popoli, le comunità e le aggregazioni di vario genere hanno una “vocazione”.

Chiamati ad accogliere lo sguardo di Dio

In questa grande vocazione comune, si inserisce la chiamata più particolare che Dio ci rivolge, raggiungendo la nostra esistenza con il suo Amore e orientandola alla sua meta ultima, a una pienezza che supera persino la soglia della morte. Così Dio ha voluto guardare e guarda alla nostra vita.

Si attribuiscono a Michelangelo Buonarroti queste parole: «Ogni blocco di pietra ha al suo interno una statua ed è compito dello scultore scoprirla». Se questo può essere lo sguardo dell’artista, molto più Dio ci guarda così: in quella ragazza di Nazaret ha visto la Madre di Dio; nel pescatore Simone figlio di Giona ha visto Pietro, la roccia sulla quale edificare la sua Chiesa; nel pubblicano Levi ha ravvisato l’apostolo ed evangelista Matteo; in Saulo, duro persecutore dei cristiani, ha visto Paolo, l’apostolo delle genti. Sempre il suo sguardo d’amore ci raggiunge, ci tocca, ci libera e ci trasforma facendoci diventare persone nuove.

Questa è la dinamica di ogni vocazione: siamo raggiunti dallo sguardo di Dio, che ci chiama. La vocazione, come d’altronde la santità, non è un’esperienza straordinaria riservata a pochi. Come esiste la “santità della porta accanto” (cfr Esort. ap. Gaudete et exsultate, 6-9), così anche la vocazione è per tutti, perché tutti sono guardati e chiamati da Dio.

Dice un proverbio dell’Estremo Oriente: «Un sapiente, guardando l’uovo, sa vedere l’aquila; guardando il seme intravvede un grande albero; guardando un peccatore sa intravvedere un santo». Così ci guarda Dio: in ciascuno di noi vede delle potenzialità, talvolta ignote a noi stessi, e durante tutta la nostra vita opera instancabilmente perché possiamo metterle a servizio del bene comune.

La vocazione nasce così, grazie all’arte del divino Scultore che, con le sue “mani” ci fa uscire da noi stessi, perché si stagli in noi quel capolavoro che siamo chiamati a essere. In particolare, la Parola di Dio, che ci libera dall’egocentrismo, è capace di purificarci, illuminarci e ricrearci. Mettiamoci allora in ascolto della Parola, per aprirci alla vocazione che Dio ci affida! E impariamo ad ascoltare anche i fratelli e le sorelle nella fede, perché nei loro consigli e nel loro esempio può nascondersi l’iniziativa di Dio, che ci indica strade sempre nuove da percorrere.

Chiamati a rispondere allo sguardo di Dio

Lo sguardo amorevole e creativo di Dio ci ha raggiunti in modo del tutto singolare in Gesù. Parlando del giovane ricco, l’evangelista Marco annota: «Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò» (10,21). Su ciascuno e ciascuna di noi si posa questo sguardo di Gesù pieno di amore. Fratelli e sorelle, lasciamoci toccare da questo sguardo e lasciamoci portare da Lui oltre noi stessi! E impariamo a guardarci anche l’un altro in modo che le persone con cui viviamo e che incontriamo – chiunque esse siano – possano sentirsi accolte e scoprire che c’è Qualcuno che le guarda con amore e le invita a sviluppare tutte le loro potenzialità.

La nostra vita cambia, quando accogliamo questo sguardo. Tutto diventa un dialogo vocazionale, tra noi e il Signore, ma anche tra noi e gli altri. Un dialogo che, vissuto in profondità, ci fa diventare sempre più quelli che siamo: nella vocazione al sacerdozio ordinato, per essere strumento della grazia e della misericordia di Cristo; nella vocazione alla vita consacrata, per essere lode di Dio e profezia di nuova umanità; nella vocazione al matrimonio, per essere dono reciproco e generatori ed educatori della vita. In generale, in ogni vocazione e ministero nella Chiesa, che ci chiama a guardare gli altri e il mondo con gli occhi di Dio, per servire il bene e diffondere l’amore, con le opere e con le parole.

Vorrei qui menzionare, al riguardo, l’esperienza del dott. José Gregorio Hernández Cisneros. Mentre lavorava come medico a Caracas in Venezuela, volle farsi terziario francescano. Più tardi, pensò di diventare monaco e sacerdote, ma la salute non glielo permise. Comprese allora che la sua chiamata era proprio la professione medica, nella quale egli si spese in particolare per i poveri.  Allora, si dedicò senza riserve agli ammalati colpiti dall’epidemia di influenza detta “spagnola”, che allora dilagava nel mondo. Morì investito da un’automobile, mentre usciva da una farmacia dove aveva procurato medicine per una sua anziana paziente. Testimone esemplare di cosa vuol dire accogliere la chiamata del Signore e aderirvi in pienezza, è stato beatificato un anno fa.

Convocati per edificare un mondo fraterno

Come cristiani, siamo non solo chiamati, cioè interpellati ognuno personalmente da una vocazione, ma anche con-vocati. Siamo come le tessere di un mosaico, belle già se prese ad una ad una, ma che solo insieme compongono un’immagine. Brilliamo, ciascuno e ciascuna, come una stella nel cuore di Dio e nel firmamento dell’universo, ma siamo chiamati a comporre delle costellazioni che orientino e rischiarino il cammino dell’umanità, a partire dall’ambiente in cui viviamo. Questo è il mistero della Chiesa: nella convivialità delle differenze, essa è segno e strumento di ciò a cui l’intera umanità è chiamata. Per questo la Chiesa deve diventare sempre più sinodale: capace di camminare unita nell’armonia delle diversità, in cui tutti hanno un loro apporto da dare e possono partecipare attivamente.

Quando parliamo di “vocazione”, pertanto, si tratta non solo di scegliere questa o quella forma di vita, di votare la propria esistenza a un determinato ministero o di seguire il fascino del carisma di una famiglia religiosa o di un movimento o di una comunità ecclesiale; si tratta di realizzare il sogno di Dio, il grande disegno della fraternità che Gesù aveva nel cuore quando ha pregato il Padre: «Che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). Ogni vocazione nella Chiesa, e in senso ampio anche nella società, concorre a un obiettivo comune: far risuonare tra gli uomini e le donne quell’armonia dei molti e differenti doni che solo lo Spirito Santo sa realizzare. Sacerdoti, consacrate e consacrati, fedeli laici camminiamo e lavoriamo insieme, per testimoniare che una grande famiglia umana unita nell’amore non è un’utopia, ma è il progetto per il quale Dio ci ha creati.

Preghiamo, fratelli e sorelle, perché il Popolo di Dio, in mezzo alle vicende drammatiche della storia, risponda sempre più a questa chiamata. Invochiamo la luce dello Spirito Santo, affinché ciascuno e ciascuna di noi possa trovare il proprio posto e dare il meglio di sé in questo grande disegno!

Roma, San Giovanni in Laterano, 8 maggio 2022, IV Domenica di Pasqua.

FRANCESCO

a cura del Vescovo Stefano

Omelia di Pasqua 2022

Al mattino presto le donne si recano al sepolcro portando con sé gli aromi, espressione della loro pietà. La pietà umana sul corpo torturato e ucciso di Gesù. Quanta pietà, cari fratelli e sorelle, quanta pietà si è accumulata nel nostro cuore in questo mese! Le immagini dei corpi giacenti sulle strade e tra le macerie, straziati e uccisi, che quotidianamente si sono presentate al nostro sguardo, provenienti, sì, dall’Ucraina, ma che sono uguali in ogni guerra, appartengono alla guerra come tale e vogliamo ricordare le vittime di tutte le guerre in questa notte santa.

Come le donne anche noi abbiamo gli unguenti per onorarle, sono la nostra compassione, il nostro sdegno, il nostro dolore, le nostre preghiere, le nostre azioni di accoglienza, di cura, di aiuto, di vicinanza, sono questi gli unguenti della nostra pietà verso quei corpi orribilmente sfregiati dalla ferocia demoniaca.

Guardate queste donne della scena evangelica: dove sono? Davanti al sepolcro, quando è ancora buio e tutto tace, c’è un grande silenzio perché tutto è deserto, ci sono solo loro e nessun altro, e tutto è fermo, immobile, come quella grossa pietra che ora giace in terra con tutto il suo peso.

Quanto è pesante, cari fratelli e sorelle, questa pietra che ci schianta il cuore! Siamo interiormente prostrati vedendo cosa si può commettere in una guerra. La profanazione della persona umana, che Dio ha fatto sacra! Queste donne, avete notato, una volta entrate nel sepolcro provano due sentimenti: di sgomento (il non senso) e di paura che somatizzano nella posa che assumono: “tenevano il volto chinato a terra”. La loro pietà ha dato loro tanta forza per giungere fin lì quella mattina, e tanto coraggio ma il peso che grava sul loro spirito è troppo, le fa piegare verso il basso. Il loro affetto è già una piccola luce nel buio creato dalla violenza e dalla morte, ma è un affetto ancora fragile per sopportare tutto questo. Come ci rappresenta bene il vangelo questa notte! E allora? Può un animo così piegato rialzarsi? Può un cuore afflitto riempirsi di entusiasmo? No. Non è nelle nostre forze umane.

Perciò, fratelli e sorelle, lasciamoci guidare da questa Parola evangelica, venite con me in questo piccolo percorso che il vangelo ci fa fare per darci delle risposte. La domanda di partenza è: come Dio può manifestarsi in un sepolcro deserto, buio, muto come la morte che esso custodisce? Seguiamo i suoi passi, sono i passi di Dio verso ciascuno di noi in questa notte, verso il nostro smarrimento, verso le nostre paure.

Primo passo: il corpo non c’è. l’amore delle donne le ha portate fin lì, ma un altro Amore le ha precedute, ha preso il corpo e quelle ferite che esse volevano ungere le ha risanate, anzi trasfigurate in feritoie di luce soprannaturale in un corpo vivente e glorioso.

Secondo passo: ci sono due uomini, non due angeli. Luca è l’evangelista della Chiesa missionaria, i due sono i missionari che Gesù inviava a due a due ad evangelizzare. Essi dicono: ricordatevi. Cosa? Il kerigma (Cristo doveva morire e risorgere): Cristo mi ha amato e ha dato sé stesso per me. Ricordiamoci sempre questo.

Terzo passo: le donne annunciano tutto questo agli apostoli e a tutti gli altri. Il kerigma una volta ricevuto va condiviso e così si crea la comunità. Il Risorto raduna tutti quelli che hanno accolto il kerigma, cioè il vangelo. Non c’è il Risorto dove non c’è la fraternità, l’amore vicendevole dei fratelli e delle sorelle credenti. Senza il kerigma accolto e la fraternità praticata rimane solo il freddo del sepolcro.

Quindi: accogliere il kerigma e condivederlo con gli altri. Evangelizzare non è facile. Queste parole parvero agli apostoli e agli altri un vaneggiamento. Vale la pena? Ma Pietro si alzò (anastas). E comincia a provare stupore.

Questi segni di eternità, che ci indicano sicuri il Regno di Dio che viene e progredisce non ostante le bombe e le violenze, sono fra noi. Chiediamo la grazia di saperli riconoscere perché nessuno ci trovi senza speranza.

omelia veglia pasqua 2021