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MONTEPULCIANO: IL 4/5 NUOVO APPUNTAMENTO CON IL CICLO DI INCONTRI “ABITATI DALLA BELLEZZA”

Sabato 4 maggio 2024, alle ore 15:00, presso l’Eremo della Maddalena, a Montepulciano, si terrà un nuovo appuntamento dell’iniziativa, organizzata dalla Diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, dal titolo “ABITATI DALLA BELLEZZA. Incontri di Spiritualità attraverso l’Arte”. 

L’evento, promosso con il patrocinio della Libera Università Biblico Teologica Pio II, avrà inizio con “Il laudario cortonese nella fede popolare” a cura del M° Franco Radicchia. Seguirà, alle ore 16:00 “Il laudario cortonese: un canto per tutti”, un laboratorio corale con canti tratti dal Laudario, guidato dal M° Franco Radicchia. 

Alle ore 17:00 verrà lasciato spazio a domande e condivisioni. 

Alle ore 17.30 verrà celebrata la S. Messa. 

Concluderà l’incontro la cena alle ore 19:00. 

 

 

Per informazioni ed iscrizioni:
Federico 3333669776
Judy 320 0574875
A causa del numero limitato di posti, è richiesta la prenotazione sia per la partecipazione all’incontro, che alla cena.

MONTEPULCIANO, OGGI GRANDE FESTA DELLE CONTRADE IN ONORE DI SANT’AGNESE

Questa mattina il card. Augusto Paolo Lojudice, vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza ha celebrato la solenne Eucaristia nel santuario di sant’Agnese  alla presenza delle otto Contrade e delle autorità civili del Comune di Montepulciano. Ad affiancare il cardinale erano presenti i due parroci, Don Rayapu Reddy Pietro Sanivarapu e don Domenico Zafarana, e il provinciale dell’Ordine domenicano, padre Antonio Cocolicchio, che ieri sera ha presieduto la Santa Messa.

E’ seguito il tradizionale pranzo conviviale.

Sempre questa mattina padre Cocolicchio ha presieduto  l’altra celebrazione del mattino, mentre alle ore 18.00 don Azelio Mariani, parroco di Gracciano (luogo d’origine della nostra santa), ha presieduto la celebrazione eucaristica con la quale si conclude la novena di sant’Agnese.

 

     

1 MAGGIO, IL MESSAGGIO DEI VESCOVI ITALIANI PER LA FESTA DEI LAVORATORI

Pubblichiamo il Messaggio dei Vescovi per la Festa dei Lavoratori (1° maggio 2024) dal titolo: “Il lavoro per la partecipazione e la democrazia”. 

 

Lavorare è fare “con” e “per”

«Il Padre mio opera sempre e anch’io opero» (Gv 5,17). Queste parole di Cristo aiutano a vedere che con il lavoro si esprime «una linea particolare della somiglianza dell’uomo con Dio, Creatore e Padre» (Laborem exercens, 26). Ognuno partecipa con il proprio lavoro alla grande opera divina del prendersi cura dell’umanità e del Creato. Lavorare quindi non è solo un “fare qualcosa”, ma è sempre agire “con” e “per” gli altri, quasi nutriti da una radice di gratuità che libera il lavoro dall’alienazione ed edifica comunità: «È alienata la società che, nelle sue forme di organizzazione sociale, di produzione e di consumo, rende più difficile la realizzazione di questo dono ed il costituirsi di questa solidarietà interumana» (Centesimus annus, 41).
In questa stessa prospettiva, l’articolo 1 della Costituzione italiana assume una luce che merita di essere evidenziata: la “cosa pubblica” è frutto del lavoro di uomini e di donne che hanno contribuito e continuano ogni giorno a costruire un Paese democratico. È particolarmente significativo che le Chiese in Italia siano incamminate verso la 50ª Settimana Sociale dei cattolici in Italia (Trieste, 3-7 luglio), sul tema “Al cuore della democrazia. Partecipare tra storia e futuro”. Senza l’esercizio di questo diritto, senza che sia assicurata la possibilità che tutti possano esercitarlo, non si può realizzare il sogno della democrazia.

Il “noi” del bene comune: la priorità del lavoro


Come ricorda Papa Francesco in Fratelli tutti, per una migliore politica «il grande tema è il lavoro. Ciò che è veramente popolare – perché promuove il bene del popolo – è assicurare a tutti la possibilità di far germogliare i semi che Dio ha posto in ciascuno, le sue capacità, la sua iniziativa, le sue forze» (n.162). Le politiche del lavoro da assumere a ogni livello della pubblica amministrazione devono tener presente che «non esiste peggiore povertà di quella che priva del lavoro» (ivi). Occorre aprirsi a politiche sociali concepite non solo a vantaggio dei poveri, ma progettate insieme a loro, con dei “pensatori” che permettano alla democrazia di non atrofizzarsi ma di includere davvero tutti (cfr. Fratelli tutti, 169). Investire in progettualità, in formazione e innovazione, aprendosi anche alle tecnologie che la transizione ecologica sta prospettando, significa creare condizioni di equità sociale. È necessario inoltre guardare agli scenari di cambiamento che l’intelligenza artificiale sta aprendo nel mondo del lavoro, in modo da guidare responsabilmente questa trasformazione ineludibile.

Prenderci cura del lavoro è atto di carità politica e di democrazia


“A ciascuno il suo” è questione elementare di giustizia: a chiunque lavora spetta il riconoscimento della sua altissima dignità. Senza tale riconoscimento, non c’è democrazia economica sostanziale. Per questo, è determinante assumere responsabilmente il “sogno” della partecipazione, per la crescita democratica del Paese.

  • Le istituzioni devono assicurare condizioni di lavoro dignitoso per tutti, affinché sia riconosciuta la dignità di ogni persona, si permetta alle famiglie di formarsi e di vivere serenamente, si creino le condizioni perché tutti i territori nazionali godano delle medesime possibilità di sviluppo, soprattutto le aree dove persistono elevati tassi di disoccupazione e di emigrazione. Tra le condizioni di lavoro quelle che prevengono situazioni di insicurezza si rivelano ancora le più urgenti da attenzionare, dato l’elevato numero di incidenti che non accenna a diminuire. Inoltre, quando la persona perde il suo lavoro o ha bisogno di riqualificare le sue competenze, occorre attivare tutte le risorse affinché sia scongiurato ogni rischio di esclusione sociale, soprattutto di chi appartiene ai nuclei familiari economicamente più fragili, perché non dipenda esclusivamente dai pur necessari sussidi statali.
  • Un lavoro dignitoso esige anche un giusto salario e un adeguato sistema previdenziale, che sono i concreti segnali di giustizia di tutto il sistema socioeconomico (cfr. Laborem exercens, 19). Bisogna colmare i divari economici fra le generazioni e i generi, senza dimenticare le gravi questioni del precariato e dello sfruttamento dei lavoratori immigrati. Fino a quando non saranno riconosciuti i diritti di tutti i lavoratori, non si potrà parlare di una democrazia compiuta nel nostro Paese. A questo compito di giustizia sono chiamati anche gli imprenditori, che hanno la specifica responsabilità di generare occupazione e di assicurare contratti equi e condizioni di impiego sicuro e dignitoso.
  • I lavoratori, consapevoli dei propri doveri, si sentano corresponsabili del buon andamento dell’attività produttiva e della crescita del Paese, partecipando con tutti gli strumenti propri della democrazia ad assicurare, non solo per sé ma anche per la collettività e per le future generazioni, migliori condizioni di vita. La dimensione partecipativa è garantita anche dalle associazioni dei lavoratori, dai movimenti di solidarietà degli uomini del lavoro e con gli uomini del lavoro che, perseguendo il fine della salvaguardia dei diritti di tutti, devono contribuire all’inclusione di ciascuno, a partire dai più fragili, soprattutto nelle aziende.
  • Le Chiese in Italia, impegnate nel Cammino sinodale, continuano nell’ascolto dei lavoratori e nel discernimento sulle questioni sociali più urgenti: ogni comunità è chiamata a manifestare vicinanza e attenzione verso le lavoratrici e i lavoratori il cui contributo al bene comune non è adeguatamente riconosciuto, come anche a tenere vivo il senso della partecipazione. In questa prospettiva, gli Uffici diocesani di pastorale sociale e gli operatori, quali i cappellani del lavoro, promuovano e mettano a disposizione adeguati strumenti formativi. Ciascuno deve essere segno di speranza, soprattutto nei territori che rischiano di essere abbandonati e lasciati senza prospettive di lavoro in futuro, oltre che mettersi in ascolto di quei fratelli e sorelle che chiedono inclusione nella vita democratica del nostro Paese.

 

Roma, 24 gennaio 2024

La Commissione Episcopale
per i problemi sociali e il lavoro,
la giustizia e la pace

 

IL 10/5 A CHIUSI LA CELEBRAZIONE CON LA STATUA DELLA MADONNA IN PEREGRINATIO A CITTÀ DELLA PIEVE

Venerdì 10 maggio alle ore 16 presso la Chiesa di S. Maria della Pace a Chiusi Scalo si terrà la celebrazione in occasione dell’arrivo in città della Statua pellegrina della Madonna di Fatima.
La Peregrinatio Mariae si terrà sul territorio di Città della Pieve, con accoglienza sabato 4 maggio alle ore 17 e ripartenza lunedì 13 maggio alle ore 18, sempre presso il Santuario della Madonna di Fatima.

PIENZA, L’8/5 L’ARRIVO DELLA RELIQUIA DEL BEATO CARLO ACUTIS. RIMARRÀ IN CATTEDRALE

Mercoledì 8 maggio, alle ore 21, presso la Cattedrale di Pienza è previsto l’arrivo della reliquia ex corporis del giovane Beato, Carlo Acutis. La Santa Messa sarà presieduta da Mons. di Luca Pasquale, Segretario particolare del Prefetto per il Dicastero del Clero, Sua Eminenza Cardinal Lazarus You Heung-sik.

La reliquia del Beato sarà segno visibile di una comunità in cammino verso il Giubileo del 2025 che come suggerisce Papa Francesco: “Sia fatto in un clima di preghiera”. Carlo, con il suo Kit per giungere alla santità, risponde pienamente all’invito del Santo Padre: “Abbiamo bisogno di santi con le scarpe da ginnastica, che ascolta musica e che vive e cammina con la gente…”. Quale santo migliore per essere “Pellegrini di speranza”.

Carlo Acutis nacque a Londra, il 3 maggio 1991. Trasferitosi a Milano, si impegnò sin dalla giovanissima età nell’insegnamento catechista. La sua fede e il suo servizio al Signore lo portò avanti usando da esperto, seppur autodidatta, le nuove tecnologie. Colpito da una forma fulminante di leucemia, la visse come prova per la Chiesa. Morì il 12 ottobre 2006, a soli quindici anni. Il 10 ottobre 2020 venne beatificato ad Assisi.

SARTEANO, ASSEGNATI I PREMI PER IL CONCORSO “UN FIORE DI ETERNA PRIMAVERA”

E con queste belle immagini di festa si concludono i tre intensi giorni dedicati a Maria Madre Del Buon Consiglio. ieri mattina  gli amici della Comunità “I Semi del Verbo” hanno incontrato i ragazzi del catechismo, poi il bel pranzo presso la Sede del Comitato della Giostra del Saracino di Sarteano – Il gruppo e infine il bellissimo momento di riflessione e preghiera mariana seguito dalla cerimonia di premiazione della prima edizione del Concorso “Un fiore di Eterna Primavera”.

Il premio “Tecnica artistica” è stato assegnato a Florentina Tina Arcana, il premio “Originalità” a Sofia Morgantini (Gheila Fè ) e il premio “Messaggio” a Chloè Martini ( Federico Martini ) . È stato inoltre conferito un premio al Gruppo “Primavera” formato da Marta Tistarelli ( Enrico Tistarelli ), Aurora Santoni, Giulia Bandini e Lavinia Buonpede ( Daniela Ottaviani ) e consegnato un riconoscimento a Sara Arnaldi per l’asilo Nido “La Locomotiva” e alla prof.ssa di Arte e Immagine Alessia Guarracino della Scuola Secondaria di primo grado “E. Repetti di Sarteano per la partecipazione della 2A e 2B con un lavoro davvero speciale.

A tutti gli oltre sessanta partecipanti sono stati consegnati gli attestati. L’idea del concorso, com’è stato illustrato, è nata dal ricordo dei fiori offerti dai bambini nel 2020 durante il lockdown: bellissimi disegni che furono raccolti in una videopresentazione e da quell’ “Eterna Primavera” che riecheggia palpitante nelle belle note dell’Inno della Madonna del Buon Consiglio. Speriamo che anche questo sia solo l’inizio di un altro pezzo di storia sarteanese. Grazie davvero a tutti da parte di tutta la Comunità Parrocchiale guidata da Don Fabrizio e Don Luciano.

 

OGGI LA FESTA DI MARIA MADRE DEL BUON CONSIGLIO, GEMELLAGGIO TRA SARTEANO E ROMA

La chiesa celebra oggi la festa di Maria Madre del Buonconsiglio. Il card. Lojudice ha celebrato questa mattina la Santa Messa nella Chiesa di San Francesco a Sarteano al culmine dei festeggiamenti cittadini  in onore di Maria Madre del Buon Consiglio, Patrona della città.

Nella sua omelia, il card. Lojudice ha detto: “È il modo in cui partecipiamo che può fare la differenza alla luce dell’essere e del voler essere una vera e propria comunità. Quando sei pieno di Spirito Santo, cioè quando permetti allo spirito di agire dentro di te, riesci a comprendere, ad accogliere e ad accettare anche le diversità, anche chi non è come te. Lo Spirito Santo dà la possibilità di relazionarsi, di essere in relazione piena, profonda con chi è diverso. Senza timori, senza paure, partendo dal presupposto che la differenza esiste”. “Maria – ha aggiunto il card. Lojudice – è veramente il buon consiglio per tutti e tutte. E allora non ci resta che ‘approfittare’ di questa presenza di Maria come colei che dà dei buoni consigli, che dà quel suggerimento cardine, quell’aiuto che può cambiare il corso della nostra vita”.
Prima della celebrazione, il Cardinale ha anche incontrato, come da tradizione, i ragazzi cresimandi della comunità di Sarteano.

Nel pomeriggio a Roma il card. Lojudice ha celebrato la Santa Messa nella parrocchia di Santa Maria del Buon Consiglio di cui è titolare come Cardinale e dove ha iniziato il suo ministero sacerdotale.

Nella sua omelia il cardinale ha evidenziato il suo legame speciale con questa parrocchia ed ha annunciato il prossimo gemellaggio tra la parrocchia di Sarteano e quella di Roma nel nome della Madonna del Buon Consiglio.

 

Le immagini della celebrazione a Sarteano:

 

Le immagini della celebrazione a Roma:

ASSISI, IL CARD. LOJUDICE AI CAPPELLANI DEL CARCERE “LA VOSTRA È UN’OPERA DI MISERICORDIA”

Ieri sera presso la Basilica Santa Maria degli Angeli, ad Assisi, il Card. Augusto Paolo Lojudice, Arcivescovo di Siena- Colle di Val D’Elsa-Montalcino e vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza, ha presieduto la celebrazione della santa messa in occasione del V Convegno Nazionale dei Cappellani e degli Operatori della Pastorale penitenziaria dal titolo “‘Lo vide e ne ebbe compassione’ (Lc 10,33) dall’indifferenza alla cura”. Nella sua omelia (in fondo il testo completo) il Card. Lojudice ha evidenziato come: “Visitare i carcerati è un’opera di misericordia, un’opera di misericordia corporale. E voi, cari volontari, cari cappellani, siete i protagonisti di questa opera di misericordia, incaricati ministerialmente a vivere, a incarnare, a incontrare Gesù e a farlo incontrare. Se non sembrasse quasi ironico, potremmo dire che siete più fortunati di tutti perché avete la fortuna e la sicurezza di incontrare Gesù ogni giorno, appena inizia il vostro servizio, appena varcate quelle porte, quei cancelli, appena quei chiavistelli girano nelle serrature. Quindi nei colloqui, nelle celle, accarezzando quelle porte sante, lo sono state nell’ultimo Giubileo, in quei templi della presenza reale di Cristo”. “Questa – ha aggiunto il cardinale – è veramente la lettura spirituale del nostro ministero in carcere. Permettetemi di dire, anche nostro, in alcuni momenti e per certi versi. Anche io, qualcuno lo sa, gli amici che conosco, sanno che sono stato parroco in una parrocchia dove avevo il più grande carcere nei domicili, cioè il più alto numero di detenuti agli arresti domiciliari della città. Quindi un’esperienza, in un modo o nell’altro l’ho vissuta. Anche quella è stata veramente molto molto formativa”. “Oggi – ha poi sottolineato – stiamo anche festeggiando il 25 aprile del ’45. Questa data così simbolica, la resistenza italiana. Inizia la ritirata dei tedeschi, una storia che tutti ci portiamo, perlomeno i più grandi o, perlomeno, avendola anche studiata, e ce la portiamo dentro. Sì, anche il 25 aprile è una data che richiama una Rinascita. E anche qui, causalmente, ci troviamo a celebrare l’eucarestia insieme in questo giorno. Come quel 25 aprile fu una rinascita per il nostro paese, mi auguro veramente che ci possa essere una rinascita anche per tutte quelle persone, soprattutto, in modo particolare, ma senza togliere niente a nessuno, per i più giovani che sono detenuti”. “Si dovrebbe promuovere – ha proseguito – , certamente, una riflessione, attenta, seria sul senso e sugli effetti della carcerazione, sui motivi che portano al carcere, su che tipo di popolazione è presente prevalente in essa, molto cambiata, – se penso alle carceri minorili non ci sono oggi i ragazzi che c’erano dieci, quindici o venti anni fa. Ma una riflessione sulle possibilità, a volte realizzate in qualche carcere, in troppi pochi, un pochino più cresciuto, più evoluto, in qualche carcere modello, di umanizzare lo stesso carcere. Sulle pene alternative a quella detentiva, che rispondano a un criterio di ricostruzione e a un criterio restaurativo della giustizia. Perché assumersi la responsabilità di un male fatto formi per questo, e per quanto possibile, un rimedio, è fondamentale. Ma senza che questo diventi la fine di tutto, quasi la conclusione definitiva. Si tratta di riconoscere che non esiste una condizione umana, neppure di colpa estrema, che ci esima dalla responsabilità nei confronti di chi viene privato della libertà anche se per giusta causa. Che non si può buttare, insieme alla chiave, la responsabilità di quella persona. Che la giunta di condizioni di vita, una vita tormentata, lesiva della dignità umana, non è compatibile con quell’intento rieducativa e riabilitativo che la norma deve avere. Proprio a norma della Costituzione”. QUI L’OMELIA COMPLETA: omelia assisi cappellani carcere

TORRITA DI SIENA, IL 1/5 LA RIAPERTURA AL CULTO DELLA CHIESA DI S. LORENZO A CILIANO

Mercoledì 1 maggio 2024, alle ore 16, presso la Chiesa di S. Lorenzo a Ciliano (Torrita di Siena), il Card. Augusto Paolo Lojudice, vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza, presiederà la Santa Messa per la riapertura al culto dell’antica chiesa, che fa parte della Comunità Parrocchiale Santi Costanzo e Martino e Nostra Signora del Rosario.

Prima della cerimonia, alle ore 15, dal Madonnino “S. Vincenzo Ferreri” partirà la processione verso la chiesa.

Al termine della celebrazione avrà luogo un incontro conviviale con la partecipazione della filarmonica Guido Monaco “La Samba”.

Alle ore 21, invece,  il Santo Rosario e il canto delle Litanie Lauretane.