Oggi pomeriggio, nella concattedrale di Chiusi affollata da tantissimi fedeli, si è tenuta la solenne celebrazione Eucaristica per la chiusura dell’Anno Giubilare che è stata presieduta dal Card. Augusto Paolo Lojudice con lui hanno concelebrato oltre 30 sacerdoti. Presenti molti sindaci della diocesi e autorità civili e militari.
“Il Giubileo si chiude, ma la speranza rimane”. È il cuore del messaggio che il cardinale Augusto Paolo Lojudice ha affidato affida alla comunità diocesana nella messa per la chiusura dell’anno santo, celebrata nel Duomo.
Un’omelia che non si limita a concludere un tempo liturgico, ma rilancia una responsabilità che, nelle parole dell’arcivescovo, riguarda la coscienza personale, la vita pubblica e il futuro della società.
Lojudice parte dal Vangelo della Sacra Famiglia e della strage degli innocenti, soffermandosi sulla figura di una famiglia “povera e fragile”, posta al centro di uno scontro tra “il potere di questo mondo” e “la protezione divina”.
Da una parte Erode, simbolo di un potere che reagisce con la violenza per paura di perdere il controllo; dall’altra Giuseppe, che “scolta la voce di Dio attraverso l’angelo” e si mette in cammino per proteggere la sua famiglia. “Questa famiglia – sottolinea – è il terreno di scontro tra il potere di questo mondo e la voce di Dio”.
Uno scontro che, chiarisce l’arcivescovo, non appartiene solo al passato. “Avviene nel cuore, nella coscienza di ciascuno di noi”, ma anche “sul piano pubblico, nei luoghi della deliberazione e della decisione legislativa”. Una legge morale che, ricorda, “è scritta nel cuore” e che “non possiamo cancellare o portare via”, nonostante i tentativi di distogliere uomini e donne dall’ascolto della coscienza.
Il Natale, in questo quadro, “non è un rifugio spirituale, una fuga dalla realtà, ma una scuola di responsabilità”, afferma Lojudice. La pienezza del tempo, aggiunge, “non è una condizione ideale da attendere”, ma “una realtà da accogliere e trasformare”, perché è Cristo stesso che “rende pieno il tempo abitandolo”.
Nel ripercorrere l’anno giubilare, l’arcivescovo richiama alcuni passaggi che hanno segnato la vita della Chiesa in questi mesi: dalla morte di Papa Francesco al conclave, dai giubilei degli adolescenti e dei giovani fino al Giubileo toscano.
Al termine della celebrazione si è tenuta anche la cerimonia di riconsegna del crocifisso che per tutto l’anno è stato esposto nella concattedrale. A prenderlo in consegna i confratelli della venerabile arciconfraternita di Misericordia di Sarteano che lo custodiscono. Subito dopo è stata riconsegnata ai Frati Minori di Sinalunga la venerata immagine della Madonna del rifugio che per tutto il Giubileo è stata ospitata dalle parrocchie della diocesi.


