MONTEPULCIANO, OGGI LA FESTA DI S. BIAGIO. L’ARTICOLO DI DON ZAFARANA SULL’ARALDO POLIZIANO

Oggi la comunità di Montepulciano celebra la solennità di san Biagio, vescovo e martire, a cui è dedicata anche una delle cinque parrocchie nonché la chiesa – soprannominata «tempio» – che è l’emblema del rinascimento architettonico a livello universale. Una festa attesa in parrocchia come anche tra i ragazzi della catechesi per via dell’incontro col proprio vescovo e della distribuzione del pane benedetto, unica volta all’anno che accade a Montepulciano. Saranno due le celebrazioni previste – una al mattino e una alla sera, col cardinale appunto – al termine delle quali verrà distribuito il pane fatto preparare per l’occorrenza e benedetta la gola.

Chi era san Biagio?
Poco sappiamo di san Biagio e men che meno del come sia «approdato» a Montepulciano, visto che una delle chiese gli è stata pure dedicata. Si sa che fu medico e vescovo di Sebaste in Armenia – la prima tra le nazioni cristiane, ricordata di recente anche da Papa Leone XIV – e che il suo martirio è avvenuto durante le persecuzioni dei cristiani, intorno al 316, nel corso dei contrasti tra gli imperatori Costantino (Occidente) e Licino (Oriente). Catturato dai Romani fu picchiato e scorticato vivo con dei pettini di ferro, quelli che venivano usati per cardare la lana, ed infine decapitato per aver rifiutato di abiurare la propria fede in Cristo. Si tratta di un santo conosciuto e venerato tanto in Occidente, quanto in Oriente. Il suo culto è molto diffuso sia nella Chiesa Cattolica che in quella Ortodossa. Nella sua città natale, dove svolse il suo ministero vescovile, si narra che operò numerosi miracoli, tra gli altri si ricorda quello per cui è conosciuto, ossia, la guarigione, avvenuta durante il periodo della sua prigionia, di un ragazzo da una lisca di pesce conficcata nella trachea. Tutt’oggi, infatti, il santo lo si invoca per il mal di gola. E non sono poche le persone che, al termine della celebrazione domenicale nel «tempio» sangallesco, chiedono puntualmente la benedizione della gola.

Le sue reliquie e la data
Le reliquie di San Biagio sono custodite nella basilica di Maratea, città di cui è santo protettore: vi arrivarono nel 723 all’interno di un’urna marmorea con un carico che da Sebaste doveva giungere a Roma, viaggio poi interrotto a Maratea, unica città della Basilicata che si affaccia sul Mar Tirreno, a causa di una bufera. Si racconta che le pareti della basilica, e più avanti anche la statua a lui eretta nel 1963 in cima alla basilica, stillarono una specie di liquido giallastro che i fedeli raccolsero e usarono per curare i malati. Papa Pio IV nel 1563, allora vescovo, riconobbe tale liquido come «manna celeste». Non a caso a Maratea il santo assume una valenza particolare e viene festeggiato per ben due volte l’anno; il 3 febbraio, come di consueto, e il giorno dell’anniversario della traslazione delle reliquie, dove i festeggiamenti durano 8 giorni, dal primo sabato di maggio fino alla seconda domenica del mese. A Orbetello (nella concattedrale), nei pressi di Grosseto, si conservava la reliquia della testa del santo ma a causa di un furto sacrilego – quasi venti anni fa – venne sottratta alla venerazione della gente e da allora la preziosa reliquia non è stata più ritrovata.

Un riferimento per l’oggi
Ma cosa insegna alla comunità di Montepulciano e a tutta quanta la nostra Chiesa diocesana la vita di san Biagio, testimone intrepido del messaggio cristiano? Certamente la bellezza di una donazione totale e completa nei confronti della gente – era la «sua» gente – che appartiene a Cristo. San Biagio, in un tempo assai complesso come quello dell’impero di Costantino e di Licinio, non si è sottratto al compito che gli veniva richiesto; ha – al contrario – perseverato fino alla fine, subendo il martirio come tutte le più grandi figure dei primi quattro secoli dell’era cristiana. Mentre un’indifferenza dilagante va contagiando il mondo odierno, la sua testimonianza, la sua vita, la sua opera, è pienezza di quel messaggio che trascende il tempo e lo spazio per proiettarsi nel Cielo. San Biagio – e di questo la comunità di Montepulciano ne è pienamente convinta – non si festeggia con giochi pirotecnici e nemmeno con lauti banchetti che stridono col messaggio propriamente evangelico, ma con una degna e umile condotta di vita che ne imiti appieno la sua saggezza e fermezza. San Biagio così, pur appartenendo ai primordi del cristianesimo, si rivela testimone utile e prezioso – mai banale e nemmeno scontato – per il mondo odierno, per Montepulciano in particolar modo. La comunità poliziana è profondamente grata al Signore per aver donato in San Biagio un mirabile «compagno di viaggio» che da molti secoli accompagna il quotidiano di questa gente che vive tra Valdichiana e Val d’Orcia. Un quotidiano fatto di alti e bassi – come è la vita, in fondo – ma sempre orientata alla ricerca dell’essenziale, di ciò che rende davvero la vita umana. Le porte della chiesa voluta da Antonio da Sangallo il Vecchio, su incarico di un pontefice fiorentino, si apriranno ancora una volta martedì prossimo per accogliere e raccogliere la testimonianza feriale di chi, ancora, crede in un nuovo umanesimo. L’umanesimo del terzo millennio che, inevitabilmente, trova in Cristo sorgente e pienezza.

Don Domenico Zafarana