CHIUSI: IERI IL CONFRONTO TRA IL CARD. LOJUDICE E CARACCIOLO, “SERVE L’IMPEGNO DI TUTTI PER LA PACE”

Lo ha sottolineato subito il sindaco di Chiusi Gianluca Sonnini, dando voce al pensiero di tutti: «Il teatro gremito, a metà pomeriggio di un giorno lavorativo, è di per sé indicativo». Indicativo dell’interesse verso le idee, le opinioni dei due protagonisti della tavola rotonda “Noi in bilico tra guerra e pace” – organizzata al teatro Mascagni dalla Lubit con il patrocinio del Comune – cioè il cardinale Augusto Paolo Lojudice, vescovo di Montepulciano-Chiusi-Piena e il giornalista Lucio Caracciolo, direttore di Limes, esperto di geopolitica. Ma indicativo anche di un clima di attesa, di incertezza, di spaesamento, di speranza, che oggi attraversa tutti, «spingendoci – è stato detto – ad attendere ogni mattina le notizie, con il dubbio di quello che possa accadere nel mondo».

E, benché siano espressione di posizioni diverse, alto esponente della chiesa cattolica Lojudice, laico Caracciolo, i due si sono trovati proprio intorno a termini come incertezza o speranza. «Un certo clima ci apparteneva da decenni, pensavamo che la pace non dovesse cessare – ha detto il vescovo –, ora ci rendiamo conto che non è così, vediamo personaggi che ci disorientano. C’è chi vede nella situazione mondiale un disegno diabolico, autodistruttivo, e chi è convinto che sia tutto legato all’economia, alla possibilità di guadagno. Ci stiamo convincendo che sia vera la massima latina ‘se vuoi la pace, preparati alla guerra’. Ma noi credenti abbiamo la speranza, che viene da Dio e che ci spinge a guardare oltre». «La speranza dei cattolici – ha aggiounto Lojudice – non è semplicemente augurarsi che le cose vadano meglio, ma è un impegno profondo, una spinta a creare intorno a sé un clima di pace. Non è minimalismo ma tutto deve partire da lì. E Papa Leone XIV, che ha ereditato la guida della chiesa cattolica ha affrontato un questi termini la questione, attraverso la preghiera. La pace è il primo dono che Gesù risorto fa agli Apostoli, occorre anzitutto pacificazione personale profonda».

«Mi trovo d’accordo con il cardinale – ha fatto eco Caracciolo – la pace dipende anche da noi. L’impegno di ognuno di noi, anche piccolo, può dare frutti». Il giornalista e docente, giunto appositamente da Roma e ripartito subito per la Capitale, alla domanda del giornalista Gianluca Scarnicci, che ha condotto il confronto, sul futuro che attende l’umanità, non ha avuto esitazioni: «Nei prossimi dieci anni vedo una quantità di guerre, spero non mondiali, ma che coinvolgerà tutte le grandi potenze, che stanno vivendo profonde crisi interne e dovranno rispondere con azioni belliche alle pulsioni e alle velleità delle proprie società. La guerra voluta dai ‘pazzi’ non esiste, è sempre frutto di dinamiche elaborate, interne».

«È in atto una rivoluzione, cambiano le relazioni nei paesi e tra i Paesi – ha detto Caracciolo –, alla base c’è la crisi della potenza egemonica degli ultimi 80 anni, gli Usa, è in crisi un sistema che proteggeva l’Occidente sotto l’ombrello della pace ».

 

(Fonte: La Nazione di Diego Mancuso).

Fotografie di Diego Mancuso.