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Palazzo Vescovile

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Lo stemma del Vescovo


LA BLASONATURA

D’argento, alla sbarra ondata diminuita d’azzurro, accompagnata nel cantone destro del capo da una stella dello stesso e nel cantone sinistro della punta da una conchiglia di rosso. Il motto: SEQUERE ME, che è in lettere maiuscole lapidarie romane di nero, e inframezzato da due crocette patenti di rosso, è caricato su di un cartiglio svolazzante d’argento e foderato dell’ultimo. Lo scudo, accollato ad una croce trilobata d’oro, è timbrato da un cappello prelatizio (galero) di colore verde, dal quale pendono 12 (dodici) fiocchi, (6 [sei] per lato), dello stesso colore, disposti 1, 2, 3. Gli ornamenti esteriori su descritti, in araldica indicano la Dignità Vescovile.

L’ESEGESI

Nella simbologia racchiusa nello scudo, emerge il desiderio del Vescovo Stefano di richiamare il Sacramento del Battesimo, inizio della vita di fede e della sequela del Signore Risorto. Lo scudo è d’argento. Questo metallo nobile, dopo l’oro, richiama la luce, la veste bianca del battesimo: nel linguaggio araldico rappresenta anche virtù spirituali come la purezza, l’innocenza, l’umiltà, la verità, la giustizia, la temperanza. La consegna della veste bianca e del cero acceso al cero pasquale (insieme all’unzione crismale e al rito dell’”effatà”) fanno parte dei riti esplicativi del Battesimo ed indicano la nuova dignità del battezzato, chiamato a “diventare nuova creatura e a rivestirsi di Cristo” (RBB, 72) e a “vivere come figlio della luce, perseverando nella fede per andare incontro al Signore che viene” (RBB, 73).


La sbarra azzurra ondata richiama un corso d’acqua. L’acqua è l’elemento fondamentale del sacramento del Battesimo, segno di morte e resurrezione. Rinascendo dall’acqua e dallo Spirito, ogni cristiano diventa nuova creatura e per questo viene chiamato ed è realmente figlio di Dio (cfr. Gv. 3,1).
Tale simbolo può richiamare anche le origini del Vescovo Stefano (il fiume Arno che attraversa la città di Firenze); ma anche il compito specifico del Vescovo, chiamato ad essere nella comunità cristiana il primo annunciatore e portatore della salvezza che sgorga da Cristo: “Ecco l’acqua che sgorga dal tempio santo di Dio e a quanti giungerà quest’acqua, porterà salvezza” (cfr. Ez 47, 1-9. 12).

Nel cantone destro del capo trova posto una stella azzurra ad otto punte, simbolo per eccellenza della Beata Vergine Maria, la Madre del Signore.
Essa è modello per ogni battezzato di vera sequela, grande non solo per essere la Madre di Gesù, ma soprattutto per esserne stata la più vera e perfetta discepola: “Non fece forse la volontà del Padre la vergine Maria, la quale per la fede credette, per la fede concepì, fu scelta perché da lei la salvezza nascesse per noi tra gli uomini, e fu creata da Cristo prima che Cristo fosse creato nel suo seno? Santa Maria fece la volontà del Padre e la fece interamente; e perciò vale di più per Maria essere discepola di Cristo anziché madre di Cristo; vale di più, è una prerogativa più felice essere stata discepola anziché madre di Cristo”. (S. Agostino di Ippona, Serm. 72/A, 7).
Lo smalto azzurro rappresenta il cielo e nel linguaggio araldico rappresenta tutte quelle virtù che salgano alte verso Dio. Il richiamo mariano ricorda anche sia la Cattedrale di Firenze (S. Maria del Fiore) che quella di Montepulciano (S. Maria Assunta).

Nel cantone sinistro della punta, è collocata una conchiglia.
Essa è simbolo del pellegrinaggio e più in generale della sequela di Cristo: “La vita è pellegrinaggio! Del cielo siamo fatti! Ci soffermiamo un poco qui e poi riprendiamo il nostro cammino” (Giovanni XXIII, Assisi 4 Ottobre 1962).
Ha anche un profondo significato teologico di umiltà: “Essa vuol ricordare la leggenda attribuita a sant'Agostino, il quale incontrando un giovinetto sulla spiaggia, che con una conchiglia cercava di mettere tutta l'acqua del mare in una buca di sabbia, gli chiese cosa facesse. Quello gli spiegò il suo vano tentativo, ed Agostino capì il riferimento al suo inutile sforzo di tentare di far entrare l'infinità di Dio nella limitata mente umana.” (Mons. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, Lo stemma di Papa Benedetto XVI, in www.vatican.va).
Lo smalto rosso richiama la virtù della carità, condizione necessaria per seguire il Signore e, in questo caso, anche i colori civici della Città di Firenze e della Città di Montepulciano.

Il Vescovo è chiamato ad esprimere la sequela e l’amore per Gesù Risorto nel prendersi cura del gregge che gli viene affidato: “Mi ami?... Pasci le mie pecorelle...” (cfr. Gv. 21, 16).
A tutto questo, il Vescovo Stefano è richiamato dal motto scelto: “Et hoc cum dixisset, dicit ei: “Sequere me ” (Gv 21, 19).

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I discepoli missionari

Se sei battezzato e hai incontrato l’amore di Dio in Gesù sei un Discepolo Missionario (DM). Se vuoi fare una esperienza di missione dai la tua disponibilità di una sera per andare ad annunciare il vangelo nelle famiglie. Comunica il tuo nome con una e-mail a: Questo Indirizzo Si tratta di andare insieme ad un altro DM a portare nelle case l'invito del Vescovo Stefano (un piccolo stampato) per la Visita Pastorale.

Il Vescovo incontra i giovani della Diocesi

Anche quest'anno il nostro Vescovo Stefano incontrerà i giovani della Diocesi suddivisi secondo le tre Vicarie. Il libro scelto da mons. Manetti per le riflessioni da condividere con gli adolescenti sarà l'Esodo, che narra la vicenda di Mosè e del popolo d'Israele liberato dalla schiavitù egiziana. Gli incontri si terranno ad Abbadia di Montepulciano (Vicaria di Montepulciano) a Chianciano Terme (Vicaria di Chiusi) e a Torrita Stazione (Vicaria della Valdichiana) sempre alle ore 19.00 secondo il calendario che è possibile scaricare cliccando qui. Sarà certamente un'esperienza formativa alla scuola della Parola di Dio per crescere comunitariamente come giovani cristiani, appartenenti a Gesù, liberatore del nuovo Israele.

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Cercando la felicità

Storie di speranza, di successi e anche di dolore. Sono le storie degli italiani all’estero, più di 5 milioni e 100.000 a gennaio 2018 secondo i dati dell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero. Quasi 130.000 hanno lasciato l’Italia nel 2017 e tra questi le fasce di età che sono maggiormente aumentate di numero sono quelle degli over 50: molti sono migranti-nonni che si ricongiungono a figli e nipoti. Tra questi, però, non mancano situazioni di disagio, come quelle degli illegali in Australia o di chi vive per strada a Londra. A presentare i dati, contenuti nell’edizione 2018 del Rapporto italiani nel mondo, la Fondazione Migrantes. Al termine della presentazione, svoltasi a Roma presso la Domus Mariae mercoledì 24 ottobre, è intervenuto il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI. “Accanto alla consapevolezza della propria cultura di origine, – ha detto il Cardinale – c’è un altro elemento che oggi svolge una funzione sociale di grande importanza: la necessità del migrante di costruire una relazione con l’altro. Il bisogno, cioè, di essere riconosciuto e di poter avere la possibilità di contribuire allo sviluppo di quel territorio e di quella comunità che con carità e responsabilità lo accoglie. “Come Conferenza Episcopale Italiana – ha aggiunto infine – abbiamo promosso la campagna “Liberi di partire, liberi di restare”, perché la libertà di andare non nega quella di rimanere o di tornare e ricominciare. Viaggiare è un diritto all’interno del quale ne vive uno più grande, il diritto all’esistenza. Un’esistenza, però, non rassegnata, non di accomodamento, ma realizzando sogni, ricercando ciò che mi fa stare bene, la felicità”.