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Gli auguri di Natale del Vescovo Stefano

Pace in terra agli uomini di buona volontà. Il canto che risuona nel Natale di Nostro Signore, ogni volta dà voce al nostro anelito profondo: che tutti gli uomini, in ogni parte della terra, possano giungere a godere della pace. Essa è evidentemente un dono che viene dall’alto, promesso da Dio, ma che chiede di essere accolto e fatto fruttificare dagli uomini di buona volontà. Antonio Megalizzi era uno di questi: amava la convivenza pacifica dei popoli e a questo obiettivo stava dedicando con entusiasmo la sua giovinezza quando è stata stroncata bruscamente dalla mano di un terrorista a Strasburgo. Il suo sacrificio va purtroppo ad aggiungersi alle altre due giovani della generazione Erasmus, Valeria Solesin e Fabrizia Di Lorenzo, rimaste uccise negli attentati del Bataclan a Parigi nel 2015 e del mercato di Natale di Berlino nel 2016. I compagni di Antonio dell’università di Trento hanno promesso di tenere viva la sua memoria: ne nasceranno iniziative che certamente moltiplicheranno i semi di pace nel mondo.

Il contrasto tra il canto angelico e la brutalità omicida che sembra spengere sul nascere ogni speranza di pace si manifestò subito: all’incanto del presepe fece seguito la terribile strage degli innocenti. Il dono dall’alto è deposto nelle nostre mani e nel nostro sacrificio. Mi piacerebbe chiamare Antonio, Valeria e Fabrizia “martiri della pace”, perché nel loro cuore giovane c’era la fiducia e l’entusiasmo verso un domani di pacifica convivenza umana, in cui i popoli possono scambiarsi i tesori della propria cultura. Abbiamo l’interna persuasione che il loro sacrificio non sarà inutile, anzi, è già seme di maggiori frutti di pace nella nostra storia. Il Sinodo sui giovani da poco concluso, ci ha permesso di metterci in ascolto dei loro sogni: sogni di pace, di giustizia, di equità. Grazie al Sinodo ho avuto la grazia di incontrare gli studenti delle classi quinte superiori e desidero ringraziarli per avermi permesso di ascoltarli. I giovani chiedono che gli sia data la parola e la possibilità di dare il loro contributo alla costruzione di un mondo migliore, che possano trasformare i loro sogni in realtà: i giovani non sono un problema per la società ma la sua più bella risorsa, per l’oggi e per l’avvenire. Nessuno è esentato dalla responsabilità della pace, ognuno ha il dovere di mettere il proprio mattone per la sua costruzione. Il presepe ci indica un’opera concreta al riguardo. In esso possiamo osservare che tutti i personaggi sono rivolti verso lo stesso punto: il bambino sulla paglia, perché Lui è il Messia che è nato, Dio fatto uomo. Ovviamente si capisce che Dio attiri tutti gli sguardi su di sé. Ma, nel presepe, chi si volge verso Dio vede un bambino, un essere umano: da Betlemme in poi i due soggetti sono inscindibili. Come è possibile pertanto l’indifferenza verso una persona? Come si fa a disprezzare un uomo, ogni uomo, povero o ricco, fragile o forte, bianco o nero, sano o malato? Da Betlemme in poi oltraggiare una persona umana è oltraggiare Dio. Ma, nel presepe, tutti omaggiano il bambino. Ecco la via della pace, indicata dagli angeli: andate e troverete un bambino, egli è il Salvatore. La fede ci dona di poter guardare ogni uomo con rispetto, di più: con ammirazione. Il 70° anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti umani ci ricorda che questo senso è stato presente nello spirito dell’uomo, poi continua ad essere tradito molte volte e in varie parti del mondo. Il presepe, con la sua disposizione classica ci invita a recuperare questo senso e quindi ad interessarsi del nostro prossimo, a sentire la sua gioia e il suo dolore, a sentire compassione: chi prova questi sentimenti onora non soltanto la persona che gli sta davanti ma anche Dio. Pertanto non dimentichiamo di salutare con garbo il nostro prossimo, anche se non ci è simpatico o è, moralmente, nostro debitore, nè di regalargli un sorriso: sono piccoli mattoni che costruiscono concretamente la pace, è la nostra responsabilità quotidiana. Spargiamo semi di bene, perché il male sparge già spaventosmente i suoi e il male si vince solo con il bene. E, mi raccomando, non dimenticate di fare il presepe!

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I discepoli missionari

Se sei battezzato e hai incontrato l’amore di Dio in Gesù sei un Discepolo Missionario (DM). Se vuoi fare una esperienza di missione dai la tua disponibilità di una sera per andare ad annunciare il vangelo nelle famiglie. Comunica il tuo nome con una e-mail a: Questo Indirizzo Si tratta di andare insieme ad un altro DM a portare nelle case l'invito del Vescovo Stefano (un piccolo stampato) per la Visita Pastorale.

Il Vescovo incontra i giovani della Diocesi

Anche quest'anno il nostro Vescovo Stefano incontrerà i giovani della Diocesi suddivisi secondo le tre Vicarie. Il libro scelto da mons. Manetti per le riflessioni da condividere con gli adolescenti sarà l'Esodo, che narra la vicenda di Mosè e del popolo d'Israele liberato dalla schiavitù egiziana. Gli incontri si terranno ad Abbadia di Montepulciano (Vicaria di Montepulciano) a Chianciano Terme (Vicaria di Chiusi) e a Torrita Stazione (Vicaria della Valdichiana) sempre alle ore 19.00 secondo il calendario che è possibile scaricare cliccando qui. Sarà certamente un'esperienza formativa alla scuola della Parola di Dio per crescere comunitariamente come giovani cristiani, appartenenti a Gesù, liberatore del nuovo Israele.

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Cercando la felicità

Storie di speranza, di successi e anche di dolore. Sono le storie degli italiani all’estero, più di 5 milioni e 100.000 a gennaio 2018 secondo i dati dell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero. Quasi 130.000 hanno lasciato l’Italia nel 2017 e tra questi le fasce di età che sono maggiormente aumentate di numero sono quelle degli over 50: molti sono migranti-nonni che si ricongiungono a figli e nipoti. Tra questi, però, non mancano situazioni di disagio, come quelle degli illegali in Australia o di chi vive per strada a Londra. A presentare i dati, contenuti nell’edizione 2018 del Rapporto italiani nel mondo, la Fondazione Migrantes. Al termine della presentazione, svoltasi a Roma presso la Domus Mariae mercoledì 24 ottobre, è intervenuto il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI. “Accanto alla consapevolezza della propria cultura di origine, – ha detto il Cardinale – c’è un altro elemento che oggi svolge una funzione sociale di grande importanza: la necessità del migrante di costruire una relazione con l’altro. Il bisogno, cioè, di essere riconosciuto e di poter avere la possibilità di contribuire allo sviluppo di quel territorio e di quella comunità che con carità e responsabilità lo accoglie. “Come Conferenza Episcopale Italiana – ha aggiunto infine – abbiamo promosso la campagna “Liberi di partire, liberi di restare”, perché la libertà di andare non nega quella di rimanere o di tornare e ricominciare. Viaggiare è un diritto all’interno del quale ne vive uno più grande, il diritto all’esistenza. Un’esistenza, però, non rassegnata, non di accomodamento, ma realizzando sogni, ricercando ciò che mi fa stare bene, la felicità”.